Il Natale tra storia e tradizione

La nascita di Gesù a Bethlem è stata rivelata da un angelo ad alcuni pastori che custodivano il loro gregge in questi termini: ”Vi annunzio una grande gioia,oggi è nato il Salvatore”.

Da allora e per 20 secoli il Natale è stato sempre motivo di gioia.”Il nostro Salvatore oggi è nato:rallegriamoci!”-così il sermone natalizio di S.Leone –“Non c’è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita”. Gli artisti di tutti i tempi e di tutto il mondo hanno saputo immortalare questo singolare avvenimento nelle tele,nelle sculture,nei bassorilievi,ecc.;

i poeti poi e gli scrittori non sono stati da meno.E che dire poi dell’immensa produzione musicale che possediamo sul Natale? E della fede semplice e dell’inventiva di San Francesco e del suo primo presepe vivente di Greccio? E le novene,gli alberi di Natale,i presepi artistici…

Il magistero della Chiesa,in questo momento solenne dell’anno liturgico,rinnova il sorprendente annuncio intonato sempre alla gioia più intima.

“Esulti il santo,perché si avvicina al premio;-continua ancora S.Leone-gioisca il peccatore,perché gli è offerto il perdono;riprenda coraggio il pagano,perché è chiamato alla vita”.

Quanta storia si è costruita attorno alla santa Grotta,sull’evento atteso e vaticinato dai Patriarchi e dai Profeti e sul canto festoso degli angeli:Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà!

Due sono i momenti che caratterizzano questa festività:la novena e la festa del Natale,che poi sono comuni a tanti altri paesi,ma che purtroppo vanno scomparendo o sono del tutto scomparsi a causa della troppa modernità che ha travolto anche momenti di vita spirituale vissuti dai nostri antenati.

Il Natale,come tutte le altre solennità,è preceduto da un periodo convenzionale di 9 giorni,detto appunto novena,di preparazione spirituale,pastorale,liturgica,chiuso all’ultimo giorno con digiuno e astinenza secondo un’antica prescrizione della Chiesa.Il digiuno e l’astinenza, venivano avvisati la sera precedente,il giorno 23,dalle campane con un suono particolare.E’ ovvio dire che in chiesa si teneva ab antiquo la novena liturgica con concorso di fedeli che contribuivano alle spese occorrenti.Fino agli anni ’80 del secolo scorso c’era anche la “nuvena sunata”, che 5 persone,di solito appartenenti alla banda musicale del paese(un cantore e 4 con strumenti) eseguivano per le strade davanti a cappelle votive ben adorne con lampadine,arance<<partualli>>,rami e foglie,sempre a richiesta di devoti e dietro compenso.Prima andavano a suonare“a nuvena” anche dentro le case,dove era allestito un presepe o un quadro col Bambino Gesù adorno di lampade e rami,e i vicini nelle ore pomeridiane si riunivano per la recita del rosario e di altre preghiere.Per ciascun giorno”i parti ra nuvena” erano differenti e venivano cantate con l’accompagnamento degli strumenti musicali,seguiva il canto delle litanie lauretane in latino e infine un inno.

Riportiamo le parti che si cantavano il giorno 21 dicembre e il giorno 23 dicembre:

Stanculiddi su arrivati

doppu tanta lunga via

gà traseru a la citati

menzi morti a la strania.

Vannu spersi pi li strati,

nudda casa hannu truvatu

lu risettu in citati

di li genti cc’è nigatu.

Ddoppu tantu caminari

nun avennu stanza avutu

jeru a scrivisi e pagari

a lu re lu so tributu.

Poi chi già purificau

San Giuseppi chiddu locu

cu l’ingegnu chi purtau

jetta luci e adduma focu.

S’assittaru tutti rui

nterra e ncostu di lu focu

e un putennu stari chiui

si cibaru qualchi pocu.

Pri ubbidiri a lu so sposu

Maria Santa si cibau

ch’autru cibu cchiù gustusu

a se stessa priparau.

Trascriviamo infine le ultime tre strofe dell’ ultimo giorno,il 24 dicembre:

Ntra st’affettu e ntra st’ammuri

la Gran Virgini biata

tutta focu tutta arduri

fu in estasi livata

e gurennu lu so Diu

a Gesuzzu parturìu.

Natu già lu gran Misìa

si misi a chianciri e ngusciari

e la Vergini Maria

si misi ancora a lacrimari

lu pigghiau cu sommu affettu

e lu strinci a lu so pettu.

San Giuseppi si rispigghia

già di l’estasi profunni

e cu duci maravigghia

si stupisci e si cunfunni

curri prestu spavintatu

e Gesuzzu vitti natu.

Alla fine della novena nell’ultimo giorno,di solito,si cantavano questi quattro graziosi versi,così come viene testimoniato da un numero unico del Giornale di Sicilia”Natale 1892”:

La nuvena è tirminata,

ci vonnu i rinari e i cucciddata;

si nun c’è lu vostru spusu,

nni pruiti ru pirtusu.

La novena non la fanno solamente i cantastorie,scrive il Pitrè,ma anche i ciaramiddari(sonatori di ciaramelle)che a Palermo  vanno in giro di giorno e di sera,ma non di notte come nei paesi.Il Pitrè ricorda ancora che a Palermo era comunisssima una ninaredda di Natale che compendia la storia del lieto avvenimento.


Alligrativi,pasturi,

Già cc’è natu lu Misia;

Bittalemmi a li fridderi

‘Sposu ‘n vrazza di Maria.

A sta nova santa e pia

Li pasturi puvireddi

Si parteru ‘n cumpagnia

Di l’affritti pagghiareddi.

Faràuti e ciarameddi

A  dda grutta si purtaru,

E diversi canzuneddi

A Gesuzzu cci cantaru.

Arrivannu salutaru

Lu Bamminu e la Signura,

Di stu modu cci parraru:

“Vi facemu la bonura!

Comu ‘nta sta manciatura

Lu videmu a li fridduri?”

Rispunniu la Gran Signura:

“Ccussì voli lu Signuri”

Il Pitrè tiene a precisare che il bambinello Gesù è il re della festa,e di bambini(al suo tempo) erano piene le vetrine dei dolcieri e le bacheche dei lavoratori in cera.

La Via dei Bambinai a Palermo dice col suo nome come fin dall’antichità si fabbricavano dei bambini in cera,i quali venivano venduti dentro e fuori la provincia,dentro e fuori la Sicilia..Ci dice inoltre che il dolce prediletto dai palermitani e dai messinesi era la cosiddetta mustazzòla su cui veniva raffigurato un bambino dormiente. Ma torniamo alla novena che veniva cantata per 9 giorni e diciamo subito che il testo (in lingua siciliana)che viene usato dal cantore  si tramandava di generazione in generazione e consultando la”Storia del Seminario Arcivescovile”del Millunzi,datata 1895,possiamo sapere che l’autore di tale novena è il monrealese Antonino Diliberto che si serviva dello pseudonimo”Binidittu Annuleru” ed era molto apprezzato,sempre secondo il Millunzi,da uno storico locale,Angelo De Gubernatis, che così si esprime:

Le delicatezze materne di questo canto siciliano sono in verità squisite ed adorabili:Le parole messe in bocca alla Vergine,che prevedendo il dolore del martirio,piangerà per gli altri che non sanno piangere,sono di una bellezza che tocca il sublime e che l’apprensione della madre è sommamente drammatica.Anche Salomone-Marino parlando del Diliberto,aggiunge altri particolari che forse sfuggirono al Millunzi,affermando che fu sacerdote e autore del famoso “Viaggiu dulurusu”,che dalla metà del secolo XVIII fino agli anni ’80 del secolo scorso si stampava annualmente a migliaia di copie.

La solennità del Santo Natale,come sappiamo,si celebra la notte con ufficiatura e messa propria e poi il giorno 25 dicembre.La Chiesa in questa circostanza,sia la notte che il giorno,è nel massimo splendore della solennità liturgica,ma non è il caso di soffermarsi a descrivere la liturgia di questa festa che è nota a tutti.A noi interessava dare alcune spigolature su un aspetto di questa festa:la Novena,che riflette certamente la sensibilità del nostro popolo e fino a un certo periodo fu seguita con tanta partecipazione.

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3 risposte a Il Natale tra storia e tradizione

  1. Daniela S. ha detto:

    bellissimo articolo caro padrino, interessante e ricco di notizie interessanti, un abbraccio

  2. aIELLO aGOSTINA ha detto:

    Ci fa rivivere l’atmosfera del Natale di tanti anni fà.

    • sergio aiello ha detto:

      Un Blog ricco di belle conoscenze del nostro passato per non dimenticare le nostre tradizioni cosi meravigliose e indimenticabili ………grazie papa’ Tommaso

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