Una mano celeste negli stucchi del Serpotta.(Seconda parte) di Tommaso Aiello

Giacomo Serpotta

Carissimi tutti,

con questa seconda parte si conclude il saggio su Giacomo Serpotta inserito nel più ampio discorso:Sicilia -Terra di culture.L’anno sociale ormai volge al termine,ma avremo ancora tempo di farvi avere un ultimo saggio su Antonello Gagini,il più grande scultore siciliano.Mi permetto di ricordarvi che recentemente ad Atene si è svolta la 15^ Conferenza dei Lions del Mediterraneo che ha ampiamente svolto il tema:”Verso l’umanesimo e la cultura”.In particolare il 1° Vice Presidente Internazionale Kokos Nicolaides ha ribadito”L’influenza della cultura Mediterranea sullo sviluppo culturale dell’uomo”.Il Presidente Nicolaides ha espresso l’esigenza dell’esame della vita umana nel tempo e nello spazio e dei prodotti nei settori della scrittura,cultura,architettura,danza,letteratura,scienze,usi e costumi,tecnologie che costiuiscono le tracce della civiltà:27 Paesi nell’area mediterranea,ciacuno con la propria identità,costituiscono la civiltà mediterranea con varietà stupende.Anche il PDG Carlo Sartorio ha parlato delle civiltà e delle culture nel grande Mediterraneo e del primato dei Lions.Il Mediterraneo,ha detto il PDG Sartorio,ci offre vita ed amore,oltre alle culture ed alle civiltà,in alternativa a tanto dolore di cui talvolta è stato ed è spettatore.I Lions,presenti in rilevante numero nei paesi rivieraschi,non possono essere testimoni passivi del passato,ma devono essere determinanti nel presente per la conservazione della civiltà,alla luce dei principi dell’amicizia,della libertà,della comprensione reciproca.
Questo ci conforta parecchio e ci fa credere di essere stati nel giusto quando abbiamo individuato il tema da trattare lungo l’arco dell’anno sociale:Sicilia-Terra di culture.
Vi ringrazio per l’attenzione e vi auguro un buon lavoro.Lion Tommaso Aiello.(Continuazione).Riesce a trasfondere nelle statue e nei piccoli altorilievi prospettici,derivati dalla scultura cinquecentesca di Antonello Gagini-senso drammatico,varietà comunicativa,vaporosità,sottile percezione psicologica,dominando la forma e la sostanza delle cose.Il processo evolutivo,non senza incertezze,passa per l’altare dell’oratorio della Compagnia della Carità(1693),su progetto di Giacomo Amato,per la cappella delle Anime Purganti in Sant’Orsola(1695),per gli altari della Cappella dei Santi Pietro e Paolo (1698),e giunge all’Oratorio dei Santi Lorenzo e Francesco(1699-1707).

Giacomo Serpotta-Oratorio di San Lorenzo

 Qui si evolve ulteriormente il linguaggio in senso romano,per mezzo ancora una volta di Giacomo Amato,progettista della decorazione del presbiterio,ma si intravedono già,oltre a stilemi classicisti,anche quei caratteri”prerococò”.

Si può ritenere questo forse l’approdo del Serpotta,l’opera più bilanciata e solennemente controllata tra le sue.Indubbiamente la vivace freschezza degli interventi più antichi ne risente,ma non la visione generale dell’insieme che mostra la straordinaria eleganza raggiunta dallo scultore,la profondità semantica programmata,la perfetta fusione tra lo stucco e i pregevolissimi quadri seicenteschi,già in loco,nell’atto di creare l’atmosfera di una sacra rappresentazione barocca.La novità assoluta è la totale apparente eterodossia dei canoni fin qui predicati comunemente,distacco che si percepisce immediatamente osservando l’autonomia delle splendide staue allegoriche,ormai divenute delle grandi dame leggiadre ma

Giacomo Serpotta-Chiesa di San Francesco d’Assisi-Allegoria della Mansuetudine e della Modestia

imponenti,sulla scorta delle sante patrone ritratte da Anton Van Dyck nella pala d’altare.Ed è con le loro torsioni e graziose movenze,e con la consueta turba di putti(a questo punto attori consumati),che si affaccia più chiaramente la visione di un barocco non più drammatico e greve ma giocoso e leggiadro,che celebra una rinascita arcadica,un “joie de vivre”tale da far scrivere al Wittkower(1972) che “probabilmente non c’è altro luogo in Italia dove la scultura si sia avvicinata a un vero spirito rococò”.  L’Oratorio di San  Lorenzo,magistralmente decorato,è senza dubbio il più originale capolavoro del Serpotta e nasce per volontà della Compagnia di San Francesco,fondata nel 1564 da un gruppo di facoltosi mercanti dediti a opere di misericordia.Già nel 1609 i gestori della compagnia incaricarono il Caravaggio di realizzare la pala d’altare:”La natività coi santi Lorenzo e Francesco”,un autentico e toccante capolavoro,rubato nel 1969.

Nel 1699,per offrire una più degna cornice al dipinto,incaricarono l’architetto Giacomo Amato e lo scultore Giacomo Serpotta di realizzare una prestigiosa macchina d’altare.

Giacomo Serpotta-La Carità-Oratorio di San Lorenzo.

 Stabilirono di rinnovare l’intera aula,sostituendo i quadroni alle pareti con una decorazione affidata al grandissimo stuccatore,che la concluse nel 1707.

Sulle pareti,alla cui base era addossata una panca in legno superbamente intagliata e intarsiata in madreperla e avorio su disegno dello stesso Serpotta,si snodano,in una serie di preziosi “teatrini” sotto la finestra,gli episodi della vita dei santi Francesco e Lorenzo,alternati a figure di virtù su alti pilastri,affiancati da cherubini e angeli giocosamente svolazzanti,in un clima di raffinata e dolce amabilità.

Giacomo Serpotta-Episodi della vita di San Lorenzo-Oratorio di San Lorenzo-Pa

Alla sua morte,nel 1732,Serpotta, facendo parte della Congregazione dei Miseremini,fu seppellito nella cripta di San Matteo,dove aveva realizzato una delle sue magnifiche creazioni.Siamo,nostro malgrado,d’accordo su quanto scrive ancora il Wittkower(Arte e Architettura in Italia-1600-1750,Torino-1993,pag 396)e cioè che il Serpotta fu”una meteora nel cielo di Sicilia”,perché passò velocemente senza lasciare validi seguaci e continuatori.Nessuno fu in grado di dominare la materia con la sua genialità e la grazia che lo contraddistinguono,né i suoi collaboratori,né suo figlio Procopio.Pertanto i diversi oratori sparsi per la Sicilia(Castelbuono,Carini,Partinico-abbattuto negli anni ’60-) sono da ritenere opera del fratello Giuseppe,del figlio Procopio o di altri collaboratori.In questi oratori manca proprio “una mano celeste”che guidi gli stuccatori-scultori verso la grande arte.

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4 risposte a Una mano celeste negli stucchi del Serpotta.(Seconda parte) di Tommaso Aiello

  1. tommasoaiello ha detto:

    Caro Masetto,
    ormai non so più che complimenti farTi per esternarTi la considerazione per il Tuo Servizio.
    Ti dico solo che se non ci fossi bisognerebbe inventarTi!!!
    affettuosi saluti
    Franco Freni Terranova

  2. tommasoaiello ha detto:

    Grazie per questo articolo che conlude la ricerca su Giacomo Serpotta.Cari saluti. Cenzina Oliveri

  3. tommasoaiello ha detto:

    “una mano celeste! grazie Masetto!”

    Maria Grazia Motisi

  4. tommasoaiello ha detto:

    Sara ha scritto: “Buongiorno Tommaso. Grazie per il tuo saggio. Splendide le statue allegoriche e “la carità”. Quanti tesori! La cultura è condivisione, grazie ancora.”

    Sara Favarò

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