La Sicilia di Elio Vittorini e Vitaliano Brancati

Sarà il recupero della Sicilia a segnare una svolta decisiva nell’itinerario di due scrittori che attraversarono il fascismo,aderendovi prima e dissipando poi gli equivoci su cui la loro adesione era fondata:parliamo di Vittorini e di Brancati .Con il romanzo Conversazioni in Sicilia(1938-39) Elio Vittorini raggiunge uno dei risultati più alti della letteratura d’opposizione al regime,in cui s’intrecciano i rimandi ad una precisa situazione storica ed una fervida tensione stilistica innovativa .

Elio Vittorini

Elio Vittorini

Il romanzo nasce dalla crisi dello scrittore,che aveva subito l’ambigua attrazione del fascismo,illudendosi che questo fosse rivoluzionario e antiborghese e proiettando gran parte di sé nel giovane protagonista del Garofano rosso(1933-’34) ;invece la guerra di Spagna(1936) segnava l’inizio della catastrofe per l’Italia,da allora sempre più legata alla Germania nazista,ed anche il convergere dello scrittore,<fascista di sinistra>,su posizioni antifasciste .Superando il tradizionale impianto narrativo,Vittorini costruisce in Conversazione una narrazione lirica che rimanda un po’ a “Solaria”,all’ermetismo e all’influsso della letteratura americana,in cui il reale è sempre scavalcato dal simbolico e il passato e il presente si fondono .Per infrangere la sua statica”quiete,nella non speranza”e sottrarsi al silenzio di fronte alle “folle massacrate e al “genere umano perduto”,il linotipista Silvestro deve immettersi in un flusso dinamico(il viaggio in Sicilia,alla scoperta delle sue radici)e ripristinare il senso del dialogo rivelatore(la conversazione):col viaggio e col dialogo egli perverrà ad appropriarsi una nuova coscienza,preludio d’una società rinnovata .Quel viaggio infatti non percorre la tangenziale dell’evasione,ma vuole essere riscoperta di sé nella prospettiva della rigenerazione del presente .Il libro rivela la Sicilia della fame,della miseria e del sospetto poliziesco,ma anche quella di singolari e mitici personaggi come il gran Lombardo.che propone per gli uomini “altri doveri”,attraverso i quali il protagonista matura una presa di coscienza delle tribolazioni degli umiliati,facendo sua la loro ansia di riscatto .E dal superamento dell’impotenza e della disperazione nascerà,infatti,il romanzo vittoriniano della resistenza milanese,Uomini e no(1945) .Quella distinzione tra uomini e non uomini che già appare in Conversazione,quel considerare il fascismo come offesa all’umanità,come una generica categoria del male,”sottratto al tempo e allo spazio,a cui si deve opporre la vera natura umana e la coscienza di nuovi doveri”,doveva funzionare all’interno del gusto allusivo e favoloso di Conversazione,ma avrebbe mostrato il limite ideologico dello scrittore nella produzione del dopoguerra .

Rispetto a quella di Vittorini,la Sicilia di Brancati è luogo più reale e quasi esclusivo nella sua topografia letteraria,scenario che gli si svela nella sua dimensione psicologica,di costume,storica e morale,da conoscere e da giudicare,con affetto e con occhio critico .Qualche anno prima di Vittorini,Vitaliano Brancati,nativo di Pachino(1907-1954),imboccò la strada dell’opposizione al regime dopo aver dato fondo alla sua precoce adesione al fascismo:nel ’33 Borgese,emigrato in America,gli inviò una lettera che portò a compimento la crisi del giovane scrittore fascista.

Vitaliano Brancati

Vitaliano Brancati

Nel ’35 egli ripudiò tutti gli scritti giovanili:con grande coerenza morale rifiutava una promettente carriera politica e letteraria proprio negli anni di maggior consenso per il regime .La sua vera nascita di scrittore avviene quando approda ad una coscienza rapprentativa regionale .Nei modi allusivi della rivista”Omnibus”di Longanesi,Brancati inizia allora a cogliere la dimensione provinciale della noia su cui si infrange nella sua inutilità quel momento storico:scrive racconti come La Noia,del ’37,mentre nel ’38 esce il romanzo Gli anni perduti,che diventa l’allegoria della sua giovinezza spesa dietro il fatuo attivismo fascista,celato dietro la vana edificazione d’una torre .La grigia provincia brancatiana è l’altra faccia dell’Italia littoria:vi fa le prime prove l’”umorismo serio” dell’autore,vi figura la società catanese tra  noia e sensualità .Vi appare già il tema del gallismo,destinato ad essere tratteggiato-tra scoppiettante ironia ed affetto-nel riuscitissimo romanzo Don Giovanni in Sicilia(1941) .Per inciso in quegli anni incontra la bravissima attrice Anna Proclemer che sposa nel ’43 e da lei ha una figlia di nome Antonia .

Anna Proclemer,Vitaliano Brancati e la figlia Antonia

Anna Proclemer,Vitaliano Brancati e la figlia Antonia

Ma torniamo al nostro discorso,dicendo che il male comune agli uomini del Sud era il “gallismo” che consiste,scrive il Brancati,principalmente nel dare a intemdere di essere in possesso di una straordinaria forza virile;raffigurandolo nel romanzo,lo scrittore coglie un fenomeno tutto isolano,che nasce dalla trasformazione dell’apprensione,dall’angoscia storico-esistenziale,in vitalismo .Ma le inibizioni e la repressione sessuale trasformano il “gallismo” in una innocua dimensione onirica,in una fantasticheria erotica che per i personaggi del Don Giovanni in Sicilia è la vera dimensione del piacere .L’antifascismo del romanzo va colto non tanto nel valore eversivo di “quella cosa”,che primeggia in cima ai pensieri del maschio meridionale,ma in maniera pù mediata:perché Giovanni è quel personaggio comico che nasce nei regimi totalitari a causa di “un’amputazione progressiva della personalità,una cancellazione di sfumature,un impoverimento ottenuto col restringersi delle facoltà critiche” di cui parla Brancati nelle sue importanti riflessioni su Il comico nei regimi totalitari .Per questa via il gallismo costituisce per Brancati,che egli ne fosse consapevole o non,una sorta di correlativo oggettivo di tutt’intero un costume .Così,antifascista e comico è il racconto Il bacio(1938).dove l’annichilimento della personalità si manifesta nel giovane che vuole ad ogni costo baciare il “Sovrintendente”(Mussolini) .L’antifascismo di Brancati,maturato in ambito liberale e crociano,ha una matrice etica a cui rimane estranea la formulazione d’un orientamento politico e sociale,e ciò non mancherà di influenzare tutto il suo successivo cammino .

Vitaliano Brancati

Vitaliano Brancati

Gli eventi del 43-44 trovano lo scrittore in Sicilia,spettatore agghiacciato degli eventi luttuosi:nascono allora racconti dal taglio dolente e tragico . Sia nei racconti che nella commedia”Raffaele”(1946)si registra l’incrinatura della speranza che l’Italia uscita dalla lotta di liberazione possa essere veramente diversa da quella di sempre . Al tema del”Don Giovanni in Sicilia”lo scrittore torna con “il bell’Antonio”(1949),dove satira del Gallismo e satira antifascista convivono;questa volta però,nel delineare le vicende dell’avvenente Antonio Magnano,travolto dallo scandalo della sua impotenza,il riso si attenua nel grottesco .Il romanzo,in cui si riflette totalmente lo stile brancatiano,con il suo concettismo barocco,il comico,la policromia abbondante che piove sulle cose,si allarga alla rappresentazione di Catania durante la guerra,mentre più chiaramente lascia profilare la relazione tra gallismo,visto nelle sue forme più brutali,ed il costume fascista;nel contempo vi appare la polemica,che il Brancati del dopoguerra parallelamente conduce negli scritti del “Diario romano”,sulle forze politiche antifasciste .E il pericolo incombente sulla libertà di opinione,monopolizzata dai partiti di massa,è sottolineato nella esplosiva commedia”Una donna di casa”,che si chiude con il lancio d’un guinzaglio e d’un collare verso il pubblico .Uno schiaffo al conformismo della società italiana via via più deresponsabilizzata è,ancora,il suicidio di Caterina Leher nel dramma “La governante”(1951),che tuttavia apre una nuova fase evolutiva nell’ultima produzione di Brancati,convergente verso un’esplorazione più profonda dei personaggi .Dietro l’anormalità sessuale di Caterina si cela il dramma della coscienza della donna,alla ricerca penosa di una identità .L’ultimo periodo è costituito dal risultato drammatico di “Paolo il caldo”(1952-54),prova lasciata incompiuta .Con questo romanzo il ciclo del  “gallismo” è chiuso:dalla sensualità ilare e luminosa del “Don Giovanni”,Brancati è pervenuto al funereo risvolto del vitalismo siciliano,a percepire la “parte luttuosa” della luce siciliana .Nella “Governante” come in “Paolo il caldo” c’è la scoperta dell”eros”colpevole;l’osservatorio romano delle due opere,mentre esclude ogni salvifico ritorno nell’isola,sottoposta ora al processo di demistificazione e di disfacimento,vuole rappresentare oltretutto il dramma dell’intera nazione-sempre più priva di valori-che il Brancati del dopoguerra era venuto scrutando con crescente passione critica.

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