La Sicilia, terra di cultura e di sapori: Il vino di Tommaso Aiello

Abbiamo detto in un precedente articolo(quello sull’olio) che la Sicilia non è solo terra di cultura, ma anche terra di sapori. E tra gli alimenti più importanti della dieta mediterranea c’è anche il “Vino”. Quasi certamente nel mondo non c’è una terra come la Sicilia con maggiore vocazione alla produzione di vini di altissima qualità e questo è confermato e dalla storia e dalla geografia. Con un’estenzione di oltre 25 mila km quadrati, delimitata e protetta dal mare, dissemina i suoi colori dalle brevi pianure alle fiorenti colline fino ai duemila metri dei Nebrodi, delle Madonie e dell’area solitaria ed aerea dell’Etna. Ovunque si coltiva la vite che cresce per il 40% in pianura, per il 54% in collina e per il 6% in montagna con un totale di un immenso vigneto di oltre 200 mila ettari, dal quale si ricavano(dati di qualche anno fa) circa 8 milioni di ettolitri di vino.

Filari di vigne.Foto di Aiello

Filari di vigne.Foto di Aiello

Con la fermentazione totale o parziale dell’uva ammostata e la trasformazione dei suoi zuccheri in alcool etilico, si ottenne il vino le cui tracce più antiche provengono dalla Mesopotamia, mentre affreschi e tavole egizie testimoniano l’esistenza di vigneti sulla costa occidentale di Alessandria e in tutta la valle del Nilo. I greci chiamarono l’Italia “Enotria” (terra del vino) e dalla coltura della vite, importata da Micene, in Sicilia derivò un vino dolce, leggero e, nel contempo vigoroso, detto ”italiota”. Il mosto destinato all’invecchiamento, “mosto fiore”, veniva riposto in grandi orci, detti “pithoi”, talvolta rivestiti di resina e poi seppelliti nella sabbia per almeno 4 anni. Col vino novello si celebrava l’arrivo dal mare del dio Dioniso ed il suo matrimonio con Bassilissa. Si legge in un frammento siracusano del IV sec.a.C. che Dioniso(tiranno della città) destinava ad ogni commensale tre coppe di vino, la prima per la salute di chi beve, la seconda per risvegliare l’amore ed il piacere, la terza per invitare al sonno. Nei vecchi casali siciliani il vino era elargito ai “suttaposti” (dipendenti) in visita e questi bevendolo, non mancavano di versarne in terra una parte, accompagnando il gesto con un propiziatorio “cca saluti”(alla salute).La Sicilia nonostante non potesse competere   con i vini  italici e francesi, a causa di antiquate tecniche di vinificazione, un primato però lo ebbe e riguarda la produzione di vini liquorosi, derivati da uve appassite, a limitata fermentazione. Il “Marsala”  fece la fortuna dei Florio e fu riconosciuto DOC sin dal 1931. Purtroppo negli anni sessanta subì un tracollo, insidiato  dai vari superalcolici stranieri e dal vermouth ,la fortunata miscela di vino(non sempre dei migliori),zucchero e aromi. Oggi però con rinnovato e certamente apprezzamento degli intenditori, la sua produzione è in crescita, parallelamente  alla valorizzazione dei vecchi “bbagghi” (bagli con cortile, di solito più piccoli delle masserie) e alla costruzione di nuovi edifici per la sua vinificazione. E’ un vino da dessert estremamente versatile, da gustare anche come aperitivo se servito a temperatura ambiente con una fetta d’arancia in calici ghiacciati ed è, inoltre, ingrediente basilare di molteplici pietanze. Altro vino dolce è la “Malvasia” che ha una gradazione fra i 18 e i 20 gradi, dal colore ambrato deriva dai grappoli dell’omonimo vitigno esposti al sole dopo la raccolta. Il “Moscato o Moscatello”, proveniente dal ceppo del “vinum balintium”,pare sia stato chiamato “ ammuscatu “ per via della sua dolcezza particolarmente gradita alle mosche. Antico vitigno, forse identificabile con il “pollio siracusano”, oggi molto diffuso, produce un delicatissimo e profumato vino dal colore ambrato adatto all’invecchiamento. Raggiunge i 18 gradi e si accompagna con eleganza ai dolci.

Marsala "Vergine Soleras" invecchiato oltre 5 anni.Foto di Aiello

Marsala “Vergine Soleras” invecchiato oltre 5 anni.Foto di Aiello

Infine dal vitigno moscato di Alessandria, comunemente detto “Zibibbo”, si ottiene un vino vivace dal colore paglierino con riflessi dorati. Dalle stesse uve opportunamente appassite si ricava un prodotto con l’inconfondibile gusto mielato, dal profumo di dattero e albicocca; famoso, forse insuperabile, è quello di Pantelleria. E’ notizia di qualche mese fa(fine novembre) che la vite di Pantelleria è patrimonio dell’UNESCO e si colloca accanto all’Opera dei Pupi nella benemerita lista dei beni immateriali dell’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

G.Romano-Salotto di Psiche,Apollo,Bacco.Mantova

G.Romano-Salotto di Psiche,Apollo,Bacco.Mantova

Per il commissario dell’IRVOS(Istituto regionale vini e oli di Sicilia) si tratta di apportare benefici a tutto G.Romano-Apollo, Bacco e Sileno. Mantova 4 il sistema vino della Sicilia, dovuto anche all’impegno dei tecnici dell’Istituto. L’agognato elenco non porta denaro, ma porta sicuramente notevoli opportunità.

Continua.

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