La Sicilia al tempo di Ruggiero II nella descrizione di Edrisi di Tommaso Aiello

Che la Sicilia abbia una storia millenaria. lo sanno tutti. Ma che al tempo di Re Ruggiero era al centro del mondo per la sua potenza, per la sua bellezza, per la sua ricchezza, forse è martorana_rogeriinoto a pochi, soprattutto in questo periodo in cui è precipitata in una crisi irreversibile che investe tutti i campi: edilizia, commercio, agricoltura, turismo, sport, presenza di montagne di rifiuti e potremmo continuare ancora senza tema di essere smentiti. Vediamo invece la sua situazione al tempo della conquista normanna da parte di Re Ruggiero e dei suoi discendenti (sec.XII e XIII). A descriverne questa ricchezza è proprio un arabo: il marocchino di Ceuta Abu ‘Abd’  Allah……ibn Idris, meglio conosciuto come Edrisi. Da giovane si occupa di farmacologia e di scienze naturali, ma viene presto attirato dagli studi geografici, che lo impegneranno a vita. Spinto da tali interessi, viaggia con assiduità nell’Europa mediterranea ,in Asia Minore, nei paesi del Maghrib africano. Invitato poi da Ruggiero II alla corte palermitana, perché attui un poderoso disegno investigativo che, a partire dai paesi che si affacciano sul Mediterraneo, interessi l’intero mondo conosciuto, si reca nell’isola nel 1139 per rimanervi oltre un ventennio. E nell’eseguire tale mandato compila in arabo l’opera Sollazzo per chi si diletta di girare il mondo, meglio nota come Il libro di Ruggiero, in cui è compresa la nostra Sicilia. Riportiamo, nella traduzione dall’arabo da parte di Michele Amari, alcuni spunti che riguardano appunto la Sicilia. ”Dopo il già detto ci resta a trattare della celebre isola di Sicilia, ricordare particolarmente le sue regioni; descrivere il suo territorio a luogo a luogo; noverare le sue glorie ed esporre i pregi di essa, con poche parole e molte idee. Diciam dunque che l’isola di Sicilia è la perla del secolo per abbondanza e bellezze; il primo paese del mondo per bontà(di natura, frequenza di)abitazioni e antichità(d’incivilimento). Vengonvi da tutte le parti i viaggiatori e i trafficanti delle città e delle metropoli, i quali tutti ad una voce la esaltano,(attestano) la sua grande Importanza, lodano la sua splendida bellezza, parlano delle sue felici condizioni(sic),degli svariati pregi che si accolgono in lei e dei beni d’ogni altro paese(del mondo)che la Sicilia attira a sé. Nobilissime tra tutte le altre(che ricordi la storia, furono)le sue dominazioni; potentissime sopra tutt’altre le forze che i Siciliani prostrarono chi lor facesse contrasto. E veramente i re di Sicilia vanno messi innanzi di gran lunga a tutti gli altri re, per la possanza, per la gloria e per l’altezza de’ proponimenti.” Riportare la descrizione di tutta la Sicilia sarebbe troppo lungo(anche se interessante) per cui ci limitiamo a descrivere la Palermo di quel tempo. ”Prima del novero Balarm(Palermo) la bella  e immensa città; il massimo e splendido soggiorno; la più vasta ed eccelsa metropoli del mondo; quella che a narrarne i vanti non si finirebbe quasi mai; la città ornata di tante eleganze; la sede dei re  ne’ moderni e negli antichi tempi. Giace in riva al mare, nella parte occidentale dell’isola: circondata da grandi e alte montagne; la sua spiaggia è lieta, aprica, ridente. Ha Palermo edifizii di tanta bellezza che i viaggiatori si mettono in cammino attirati dalla fama delle meraviglie che quivi offre l’architettura, lo squisito lavorio, l’ornamento di tanti peregrini trovati dell’arte, dividesi la città in due parti: Qasr (castello, cassaro) e borgo. Il Cassaro è quell’antica fortezza sì rinomata in ogni paese  e in ogni regione. Abbraccia tre contrade; delle quali quella di mezzo è frequentatissima di torreggianti palazzi ed eccelsi e nobili ostelli, di moschee, fondachi, bagni, e botteghe de’ grandi mercatanti. Né mancano alle rimagnenti due contrade degli alti palagi, de’ sontuosi edifizii, de’ fondachi, de’ bagni in gran copia. Nel medesimo Cassaro sorge la moschea gami8cattedrale) che fu un tempo chiesa cristiana e in oggi è ritornata(al culto)al quale dedicaronla gli antichi. Mal potrebbe immaginarsi quanto è bello in oggi questo monumento, pei capricci dell’arte, i peregrini lavori, le rarità e le nuovissime specie di figure, dorature, colori ed ornati calligrafici. Il borgo è a dir propriamente un’altra città. Che d’ogni parte circonda l’antica. Quivi la(seconda)città vecchia che s’addimanda ‘Al Halisah (l’eletta, in oggi la Kalsa), nella quale al tempo che dominarono i Musulmani soggiornava il sultano co’ suoi ottimati e v’era la Bab ‘al bahr(porta del mare) e l’arsenale addetto alla costruzione del naviglio. D’ogni intorno alla capitale della Sicilia il terreno è solcato d’acque e n’erompono delle fonti perenni. Palermo abbonda di frutte; i suoi edifizii e le sue leganti villette confondon chi si metta a descriverle ed abbagliano gli intelletti. A dirla in una parola, questa città fa girare il cervello a chi la guarda. Il Cassaro sopraddetto è dei più vasti ed alti di muro che trovinsi al mondo e tale da non potersi espugnare per battaglia, né occupare per colpo di mano. Nella parte più elevata di questo Cassaro, il ridottato re Ruggiero ha una cittadella nuova, fabbricata di pietruzze dure da mosaico e di grande pietre da taglio, delineata con le regole dell’arte, munita d’alte torri, ben afforzata di vedette e di pugnacoli, comoda per palazzine e sale ben costruite; notevole per le decorazioni architettoniche, per mirabili e peregrini ornati di calligrafia e per le immagini eleganti d’ogni maniera che vi sono raccolte. Di tutta la citta i passaggieri attestano lo splendore; levanla al cielo i viaggiatori, anzi dicono a dirittura che non trovansi al mondo edifizii più mirabili che que’ di Palermo, né siti più eletti che i suoi luoghi di delizia: e che i suoi palagi sono i più nobili, le sue case le più piacenti che uomo possa vedere. Il borgo che circonda il Cassaro vecchio del quale abbiamo detto, occupa grande area di terreno. E’ pieno di fondachi, case, bagni, botteghe, mercati, e difeso da muro, fosso e riparo. Dentro cotesto borgo son molti giardini; bellissimi villini e canali d’acqua dolce e corrente, condotta alla città dai monti che cingono la sua pianura.” Una rilettura di quest’opera sarebbe utile per tutti sia perché ci arricchisce culturalmente, ma anche perché potrebbe essere di esempio per noi tutti e in particolar modo per i nostri politici che avrebbero il dovere sacrosanto di governare al meglio la nostra Sicilia per riportarla agli antichi splendori in quanto essa ha tutte le potenzialità per essere ancora una volta la perla del Mediterraneo.

Tommaso Aiello

Addetto stampa Distrettuale

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